Ma chi era realmente Vittorio Bachelet?


Vittorio Bachelet


Laureatosi con tesi in diritto del lavoro, divenne Assistente volontario e poi Ricercatore presso l'Università  La Sapienza. Intanto divenne redattore capo della rivista di studi politici Civitas, diretta da Paolo Emilio Taviani, della quale nel 1959 divenne vicedirettore, e ottenne diversi incarichi presso il CIR (Comitato Interministeriale per la Ricostruzione, l'attuale CIPE) e la Cassa per il Mezzogiorno.

Nel 1957 ottenne la Libera docenza in Diritto amministrativo e in Istituzioni di diritto pubblico e iniziò la sua carriera di professore universitario: fu dapprima docente di Diritto amministrativo presso la Scuola di applicazione della Guardia di Finanza e presso l'Università  di Pavia, poi presso la Facoltà  di Scienze politiche dell'Università  di Trieste e, dal 1974, professore ordinario di Diritto pubblico dell'economia presso la Facoltà  di Scienze politiche dell'Università  La Sapienza di Roma. Non abbandonò mai la militanza nell'Azione Cattolica e ne divenne uno dei principali dirigenti nazionali.

Papa Giovanni XXIII nel 1959 lo nominò vicepresidente dell'Azione Cattolica Italiana: nel 1964 Paolo VI lo elesse Presidente generale per la prima volta (verrà  riconfermato anche per i due mandati successivi, fino al 1973). In tal veste, si adoperò per adeguare l’AC allo spirito del Concilio Vaticano II, spingendo per la democratizzazione della vita interna e per la valorizzazione della funzione dei laici nella vita ecclesiale.

Promosse anche un progressivo distacco dell'associazione dall’impegno politico diretto. Ricoprì anche la carica di vicepresidente del Pontificio consiglio per la famiglia, della Pontificia commissione Justitia et Pax e del Comitato italiano per la famiglia.

Esponente della Democrazia Cristiana, grande amico di Aldo Moro, dopo le elezioni amministrative del giugno del 1976 venne eletto Consigliere comunale a Roma: il 21 dicembre dello stesso anno venne anche eletto vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

Il 12 febbraio 1980, al termine di una lezione, mentre conversava con la sua assistente Rosy Bindi, fu assassinato da un commando delle Brigate Rosse nell'atrio della facoltà  di Scienze politiche de La Sapienza, con sette proiettili calibro 32 Winchester. Due giorni dopo se ne celebrarono i funerali nella chiesa di San Roberto Bellarmino di Roma.

Uno dei due figli, Giovanni, all’epoca venticinquenne, nell’orazione funebre disse:

“Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà  perchè, senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri”.